La compensazione delle cartelle esattoriali

La compensazione delle cartelle esattoriali è uno dei più recenti dispositivi in materia fiscale, risalendo nella sua forma attuale al 2011, ed è un argomento di grande interesse per chi ha in essere delle pendenze con Equitalia (o, dal 1 luglio 2017, con Agenzia delle Entrate – Riscossione.) Ma che cosa si intende esattamente con il termine “compensazione delle cartelle esattoriali”?

Il meccanismo della compensazione delle cartelle esattoriali non è semplice come può sembrare, e i decreti fiscali che lo hanno introdotto e regolato possono essere difficili da comprendere esattamente; le regole che descrivono quali sono le cartelle Equitalia che è effettivamente possibile mettere in compensazione prevedono eccezioni e sanzioni da non sottovalutare; tuttavia, per molte situazioni, la compensazione delle cartelle esattoriali può davvero rappresentare la soluzione definitiva per risolvere qualsiasi pendenza con Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Per orientarsi al meglio in questo difficile argomento, e capire se potete risolvere la vostra situazione fiscale grazie al meccanismo della compensazione delle cartelle esattoriali, leggete attentamente la nostra guida: potreste scoprire che il problema con Equitalia che tanto vi preoccupava è già risolto!

Cos’è la compensazione delle cartelle esattoriali?
La possibilità di utilizzare il meccanismo della compensazione nelle pendenze con Equitalia, e quindi a breve con Agenzia delle Entrate – Riscossione, è stata introdotta in un Decreto legge del 2010, subito modificato nel 2011. In breve, la possibilità che viene prevista per il contribuente è quella di pagare le proprie cartelle fiscali utilizzando i crediti compensabili che vanta nei confronti dell’Erario.

Cosa significa “compensazione” in materia di cartelle fiscali?

Ipotizziamo che, come capita spesso, si sia pagata un’imposta superiore al dovuto per quanto riguarda l’IVA, oppure l’IRAP, o altri tipi di tributo. Normalmente, si avrebbe diritto a chiedere il rimborso della somma pagata in più; con il meccanismo della compensazione, invece, si richiede che il proprio credito venga versato ad Equitalia a copertura di tutto il debito, o di una sua parte se la somma non è sufficiente ad esaurirlo.

Come funziona la Compensazione della cartelle esattoriali?

L’unica discriminante per poter utilizzare il proprio credito nei confronti dello Stato per compensare il debito è che appunto quest’ultimo sia stato iscritto a ruolo tramite una cartella esattoriale dall’Agente di Riscossione.  Se il credito non è sufficiente (ossia non copre l’intero importo della cartella fiscale) è necessario comunicare ad Equitalia, o all’Agenzia delle Entrate,  a quale parte del debito con l’Erario va imputato il pagamento in compensazione; questo si fa tramite l’invio di un apposito modello, la “Dichiarazione di avvenuta compensazione e/o richiesta di imputazione dei pagamenti” che può essere reperito presso gli uffici di riscossione o scaricato da Internet.  L’invio va effettuato entro tre giorni dal conferimento della delega di pagamento se questa viene fatta in banca o in posta, o direttamente in concomitanza con il versamento se lo si effettua direttamente presso gli sportelli dell’Agente di Riscossione. In mancanza di questo modello, il credito verrà usato per compensare la cartella più vecchia.
Non occorrono invece comunicazioni se il credito è sufficiente ad estinguere interamente il debito iscritto a ruolo.

Chi ha diritto alla Compensazione delle cartelle Equitalia?

Possono sfruttare la compensazione tramite crediti tributari i contribuenti che hanno cartelle di pagamento per imposte erariali emesse da Equitalia (o, dal luglio 2017, da Agenzia delle Entrate – Riscossione); inoltre se ne possono avvalere anche coloro che hanno ricevuto avvisi di accertamento riguardo all’IVA o alle imposte dirette, che siano destinati a divenire esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica.

Quali crediti si possono o non si possono utilizzare?

La compensazione esclude espressamente soltanto i crediti INPS e INAIL. Sono quindi da considerare crediti compensabili, e si possono usare per estinguere le cartelle fiscali, i crediti di tipo erariale, ossia quelli su IRPEF (incluse le addizionali comunali e regionali), IRES, IVA, e IRAP.

Ci sono eccezioni?

Il secondo decreto in materia di compensazione delle cartelle esattoriali, nel 2011, ha stabilito una precisa eccezione. È sancito il divieto di compensazione orizzontale dei crediti erariali per quei debiti che siano

  • Iscritti a ruolo
  • Relativi ad imposte erariali
  • Superiori a 1500 euro
  • E oltre il termine di pagamento.

In questo caso, il contribuente può utilizzare la compensazione soltanto se provvede prima a pagare almeno parzialmente i debiti pregressi scaduti, così da portarli ad importi inferiori ai 1500 euro.

E per le imprese?

Le imprese possono avvalersi, se hanno un credito presso la Pubblica Amministrazione per lavori svolti ma non pagati, del diritto di Compensazione Equitalia con crediti PA, qualora abbiano da saldare delle cartelle di pagamento.
Per sfruttare questa possibilità occorre che la Pubblica Amministrazione in questione certifichi questo credito (eventualmente richiedendo la documentazione all’apposita piattaforma della Ragioneria  Generale). Ciò fatto, si può richiedere di compensare i debiti fiscali con il proprio credito PA. Se tutto risulta conforme, l’Agente di Riscossione provvederà alla compensazione e rilascerà l’attestazione di pagamento.

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