La prescrizione delle cartelle esattoriali

La prescrizione delle cartelle esattoriali è per molti un tema di grande importanza: quando infatti si verifica, i debiti che un contribuente ha con l’Agenzia delle Entrate, o con Equitalia, diventano immediatamente inesigibili, e quindi di fatto come azzerati. Ma quali sono i casi reali nei quali si verifica questa “scadenza” della cartella fiscale?

Il punto fondamentale che deve essere tenuto ben presente è che, purtroppo, è molto raro vedere effettivamente raggiunta la prescrizione delle cartelle esattoriali; come vedremo, infatti, Equitalia dispone degli strumenti per allontanare questo termine, anche in maniera teoricamente indefinita. Ciò nonostante la prescrizione di un qualsiasi debito, e quindi anche delle cartelle Equitalia, di fatto lo annulla, e quindi nei casi in cui si raggiunga il termine di scadenza la risoluzione del proprio problema è immediata.

Vale quindi la pena conoscere bene l’argomento, così da poter almeno capire se la questione della prescrizione si applica al proprio caso o se non è meglio valutare altre possibilità per la riduzione, la rateizzazione, o perfino l’annullamento del debito relativo ad una cartella fiscale Equitalia.

Che cos’è la prescrizione delle cartelle esattoriali

Come tutti i crediti, anche quelli legati ad una cartella fiscale di Equitalia sono soggetti alla prescrizione, ossia ad un termine dopo il quale scadono. La ragione legislativa di questa situazione è molto semplice: non è equo, infatti, che un creditore possa indefinitamente tenere sospesa la propria pretesa nei confronti del debitore, come una sorta di ricatto. Per questo motivo tutti i debiti hanno un termine oltre il quale il credito non è più esigibile in alcun modo, e questo termine inizia a decorrere a partire dal momento in cui viene notificato il debito stesso: nel caso specifico, Equitalia (o l’Agenzia delle Entrate) devono agire entro un tempo specifico dal momento della notifica della cartella fiscale, oppure questa scade e appunto viene prescritta.
Tuttavia c’è un punto fondamentale di cui tenere conto: l’interruzione della prescrizione.

L’interruzione della prescrizione

A complicare la situazione che abbiamo descritto c’è il fatto che l’invio di un atto in cui il creditore (nel caso delle cartelle esattoriali, ad esempio, Equitalia) manifesti la sua volontà di agire per il recupero delle somme dovute interrompe la prescrizione: è, in beve, come se questa ripartisse dal giorno dell’atto interruttivo stesso.  Per fare un esempio, se la data di prescrizione della cartella è domani, e oggi riceviamo un’intimazione di pagamento, la data di prescrizione viene spostata e ricalcolata a partire da oggi. In quali termini?

Le diverse tempistiche della prescrizione

Ogni tipologia di debito che Equitalia iscrive a ruolo con l’invio della cartella fiscale ha un suo tempo di prescrizione, che dipende dal tributo o dalla sanzione da pagare. Vediamo in breve dopo quanto tempo scade una cartella esattoriale, tipo per tipo:

IRPEF
Fino a pochi mesi fa, la prescrizione di una cartella fiscale per IRPEF non pagata avveniva dopo dieci anni. Esistono però alcuni (ancora pochi) tribunali che, sulla scorta di una recente sentenza della Cassazione, abbracciano ora la nuova interpretazione secondo cui la prescrizione dell’IRPEF avviene nella metà del tempo, ossia in cinque anni (perciò con un significativo vantaggio per il contribuente).

IVA
La cartella esattoriale per IVA non pagata si prescrive in 10 anni. È in questo caso molto importante ricordare che però l’IVA rappresenta un caso particolare, perché se non pagata per somme elevate (superiori ai 250.000 Euro) fa scattare il reato penale di omesso versamento di IVA, ben più serio di un illecito tributario qualsiasi.

IRAP
Anche le cartelle esattoriali relative all’Imposta Regionale sulle Attività Produttive hanno un tempo di prescrizione di 10 anni. In questo caso però ci sono specifiche sentenze della Cassazione che stabiliscono che l’evasione dell’IRAP è sempre e solo illecito tributario (ossia non è mai reato penale, a differenza del caso dell’IVA).

DIRITTI DI ISCRIZIONE ALLA CAMERA DI COMMERCIO
Hanno un tempo di prescrizione lungo, ossia di 10 anni, anche le cartelle esattoriali relative al mancato pagamento dei diritti di iscrizione alla CCIAA, ossia alla Camera di Commercio.

IMPOSTE DI REGISTRO E IPOCATASTALI
Anche per queste imposte la cartella fiscale ha una prescrizione di 10 anni.

SANZIONI E MULTE
Tutte le cartelle fiscali legate a sanzioni amministrative (quindi non solo le multe stradali, ma anche molte altre, come ad esempio il protesto per l’emissione di assegni a vuoto) hanno una prescrizione breve, ossia di 5 anni.

ICI, TASI, TARSU, TOSAP
Tutte queste imposte, incluse quelle sulla casa, sono regionali, e quindi le cartelle ad essi relative hanno il termine di prescrizione breve a 5 anni già visto per sanzioni e multe.

CONTRIBUTI INPS E INAIL
La prescrizione delle cartelle relative a tutti i tipi di contributi previdenziali è di 5 anni.

BOLLO AUTO

La cartella esattoriale per un bollo auto non pagato ha il tempo di prescrizione più breve: soltanto tre anni. Attenzione, però: il termine decorre dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello in cui è scaduto il pagamento (quindi, per un bollo non pagato nel 2017, si inizia a calcolare la prescrizione il 1 gennaio del 2018, e questa si verifica il 31 dicembre del 2021.)

Come capire se la cartella esattoriale è andata in prescrizione

Fortunatamente, capire se la propria cartella fiscale Equitalia è prescritta è molto facile. Basta studiare con attenzione la pagina della cartella che, sull’estratto conto, specifica il tipo di sanzione per cui si esige il pagamento, e regolarsi di conseguenza: una cartella esattoriale per IRAP non pagata, notificata il 1 gennaio 2017, ha come abbiamo scritto prima un tempo di prescrizione di dieci anni, e quindi sarà prescritta (in assenza di atti interruttivi) il 31 dicembre 2026.

Come comportarsi se la cartella fiscale è prescritta

Se è stato raggiunto il termine di prescrizione di una cartella esattoriale, il contribuente può segnalarlo ad Equitalia con una procedura detta “istanza di autotutela”, che di fatto ne richiede la cancellazione.  Di norma, tuttavia, questo purtroppo non corrisponde all’immediato sgravio della cartella, come sarebbe logico: la maggioranza delle istanze di autotutela viene ignorata. Poiché non esistono altre procedure preventive, quindi, nel caso in cui venga emesso un qualche atto da parte di Equitalia o dell’Agenzia delle Entrate per esigere il credito ormai scaduto (ad esempio un preavviso di pignoramento), il contribuente dovrà presentare ricorso tramite un avvocato, impugnando l’atto in questione, così da poter finalmente risolvere la propria posizione.

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