Quando smette di pesare la responsabilità di chi si occupa di sicurezza sul lavoro? Molto dopo la consegna dei documenti, spesso ad anni di distanza. Un RSPP esterno o un consulente chiude l’incarico, saluta l’azienda, archivia la pratica. Poi, due o tre anni più tardi, un infortunio in quello stabilimento può riportare l’attenzione sulla valutazione dei rischi svolta durante il suo incarico e sulle indicazioni tecniche fornite all’azienda.
Un DVR firmato oggi può tornare a bussare anni dopo
Il documento di valutazione dei rischi non ha una scadenza periodica prefissata, ma deve essere rielaborato quando intervengono modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione, evoluzioni tecniche rilevanti, infortuni significativi o indicazioni della sorveglianza sanitaria.
Dopo un infortunio vengono esaminati anche il DVR e le indicazioni fornite dai professionisti che hanno collaborato alla valutazione. Per coinvolgere il precedente RSPP, però, deve emergere un errore o un’omissione riconducibile al suo incarico e causalmente collegato all’evento.
Capita così che un infortunio riconducibile a una valutazione datata o a una formazione carente emerga quando l’incarico è chiuso da tempo. Il consulente ci si ritrova coinvolto molto dopo aver lasciato l’azienda, chiamato a rispondere di un lavoro consegnato e ormai lontano nel tempo.
Un caso possibile riguarda un addestramento effettivamente svolto ma documentato in maniera incompleta: dopo un incidente, la carenza documentale può rendere più difficile ricostruire contenuti, modalità e responsabilità dei soggetti coinvolti. La distanza tra il lavoro svolto e la richiesta di risarcimento rende questo rischio diverso da tanti altri, e spiega perché la copertura va pensata sul lungo periodo.
Assicurazione RSPP: dalla stesura del DVR alla responsabilità che resta
Gli errori professionali commessi nella predisposizione del DVR, del DUVRI o di altri documenti di sicurezza possono essere contestati anche dopo la conclusione dell’incarico, purché siano riconducibili alle attività effettivamente affidate al consulente. Chi imposta un’assicurazione RSPP e consulenti sulla sicurezza partendo dalla retroattività, e non dal solo massimale, protegge anche gli incarichi conclusi da anni insieme a quelli in corso, mentre la postuma decennale allunga la tutela per un decennio oltre la cessazione dell’attività.
Restano fuori, in molte polizze base, le spese di difesa penale nei procedimenti per infortunio: una voce che pesa quanto il risarcimento civile quando il professionista finisce coinvolto in un’indagine per lesioni sul lavoro riconducibili a un rischio non individuato per tempo.
Il massimale giusto dipende da chi segui, non da una tabella fissa
Sul mercato si incontrano massimali a partire da 500.000 euro, mentre per incarichi riguardanti attività industriali, cantieri o organizzazioni particolarmente esposte possono essere valutati importi di 2 o 5 milioni. Sono valori indicativi: per gli RSPP non esiste una tabella legale generale e la scelta dipende dalle attività dichiarate, dalle dimensioni dei clienti e dalla possibile entità dei danni.
Un consulente che segue un capannone artigianale e uno che coordina la sicurezza di un grande cantiere corrono rischi lontanissimi tra loro, e il massimale deve seguire il rischio reale della committenza.
Tenerlo troppo basso espone il professionista alla parte di risarcimento che supera il tetto della polizza, a carico suo.
Scegliere l’assicurazione RSPP giusta: cosa verificare prima di firmare l’incarico
Prima del momento della firma, ci sono alcune voci su cui è meglio soffermarsi con attenzione, proprio per trovare la soluzione più idonea. La retroattività illimitata copre l’intera storia professionale, oltre il limite dei due o tre anni tipico delle polizze base. Spesso è destinata proprio per chi ha molti incarichi alle spalle, perché una contestazione può arrivare su un lavoro di parecchi anni prima.
La postuma decennale tiene attiva la tutela per dieci anni dopo la fine dell’attività; in questo caso possono valutarla chi smette o va in pensione, dato che le richieste continuano ad arrivare quando lo studio è già chiuso.
Va verificato se le condizioni comprendano anche gli errori qualificati come colpa grave o prevedano specifiche esclusioni. La copertura varia in base al contratto, mentre restano comunque esclusi i fatti dolosi.
Il rimborso delle spese di difesa copre avvocati e consulenti tecnici di parte nei procedimenti legati a un infortunio: è bene sottolineare che questo tipo di procedimento ha costi propri.
Quattro caselle da controllare una per una, prima di accettare l’incarico e non dopo la prima contestazione. La sicurezza sul lavoro è un settore che richiede esperienza e competenza per anni, e la copertura giusta dà al professionista la possibilità di lavorare proteggendosi da eventuali rischi.
