Le cose che non può fare chi è protestato e come risolvere

Con il termine protesto si indica l’atto pubblico formale mediante il quale un notaio o un funzionario dichiara il mancato pagamento o la mancata accettazione di un titolo di credito da parte del debitore.
Un titolo di credito è un qualcosa che sancisce un impegno a pagare una certa cifra in un determinato tempo, ne sono esempi gli effetti come assegni e cambiali. I termini del protesto cambiano:

  • Per la cambiale se pagata a vista il tempo per procedere alla richiesta di protesto è 1 anno, mentre se è pagata a scadenza, il sollevamento a protesto deve essere richiesto entro 2 giorni lavorativi dalla data di scadenza;
  • Per l’assegno se circolare si parla di 30 giorni dalla loro data di emissione, se invece sono semplice assegni bancari il termine è di 8 giorni se l’assegno è pagabile nello stesso comune dove è stato emesso, altrimenti il termine diventa di 15 giorni.

Effetti del protesto

Chi viene iscritto a protesto vede limitate le sue possibilità di azione in un eventuale rapporto con le banche e non avrà più modo di accedere alle linee di credito.
Una volta effettuato il protesto verrà comunicato al presidente della Camera di Commercio competente del territorio e si provvederà ad iscrizione del soggetto debitore nell’Elenco Ufficiale dei Protesti entro i 10 giorni successivi.
La prima conseguenza della levata a protesto è la successiva difficoltà a instaurare rapporti con le banche. Gli enti di credito hanno difficoltà a stringere rapporti con persone segnalate come cattivi pagatori e protestati. Al soggetto in questione non sarà possibile emettere assegni per i 6 mesi successivi all’iscrizione all’elenco, questo divieto permane anche nel caso in cui il debitore riesca a pagare l’assegno nei 60 giorni concessi prima della levata a protesto definitiva.
Sono previste delle sanzioni pecuniarie a chi non ottempera il suo obbligo di provvedere a adempiere al debito creato tramite emissione degli effetti. Le sanzioni di cui parliamo saranno commisurate alla cifra dell’assegno andato in protesto.
Inoltre è previsto il pignoramento di qualsiasi tipo di bene del debitore che non paga un assegno, una cambiale, un vaglia. Tale forma di risarcimento viene elaborata nella misura del valore dell’effetto e delle sanzioni ad esso collegate.

Come risolvere le conseguenze di un protesto

Come accennato in precedenza, il miglior modo per rimediare al protesto è provvedere quanto prima, nel termine dei 60 giorni al pagamento della somma dovuta più gli eventuali interessi di mora maturati, al fine di intraprendere il processo inverso a quello di elevazione a protesto. Nonostante ciò è bene però ricordare che per la cancellazione effettiva dopo il pagamento tardivo occorre fare un percorso di riabilitazione che dura circa un anno, prima di poter avere di nuovo normale accesso agli istituti di credito.
Qualora il debitore non avesse la possibilità di pagare il suo debito in questi tempi piuttosto brevi o non avessi intenzione di pagarlo ci sono enti bancari che permettono il regolare svolgimento delle attività bancarie anche a protestati e cattivi pagatori. Molte anche le banche fisiche che permettono di aprire un conto che però preveda delle gestioni limitate, senza il rilascio del libretto degli assegni, ma solo per accreditare stipendi o addebitare utenze.
Quanto volte avete letto su internet di queste opportunità? Sono molte le banche, soprattutto online che permettono ciò. Nè è un esempio Contoprotestatiservice.it, questa piattaforma permette ai protestati di aprire conti sia personali che per la propria azienda. Accedendo alla loro piattaforma potrai decidere il conto che più soddisfa i tuoi bisogni ed aprirlo con pochi click.

Le cose che non può fare chi è protestato e come risolvere